Khartoum, Sudan
24 luglio 2009.
Una mattina di riposo scandito da un acquazzone improvviso e da
Antonella (la farmacista, The Queen, la Regina dei Ghiacciai) che ha
pensato bene di sentirsi male. Nulla di grave alla fine, ma ha preso una
bella paura: una crisi ipotensiva vagale per cui non riusciva più
nemmeno ad alzarsi. Ha telefonato per aiuto a Maria Neve e trascinandosi
è riuscita ad aprirle la porta. Sono arrivato dopo cinque minuti insieme
a Gabriele e Pina, era bianca come un cencio e terribilmente spaventata.
Mi ha fatto molta tenerezza: a sentirsi male ci si sente soli. Le siamo
stati vicini per un bel po', poi lentamente si è addormentata e ora è
molto più serena. La verità è che questo posto sfianca, anche se dormi
con l'aria condizionata, anche se lavori al fresco.
Ieri partenza in pieno relax: mi sono svegliato alle sei e sono corso
in cucina a preparare la macedonia di frutta per la festa della sera con
la frutta che avevo comprato il giorno prima sulla strada del ritorno:
nessun sacrificio, da quando ho saputo che parto dormo malissimo e poco.
Via via che gli altri arrivavano a fare colazione mi guardavano stupiti
e io li avvisavo che a cena li aspettavo al varco. Ho finito alle 8 e
mezza (12 mele, venti banane, tre meloni bianchi, mezzo cocomero,
spremuta di pompelmo e arancia, spicchi di arancia e pompelmo a guarnire,
niente zucchero) e ho capito perchè in cucina queste cose non le fanno
mai: molto facile, ma una perdta di tempo esagerata. Avevo appuntamento
alle 9 per partire con Antonella e Khalifa, il nostro driver, perchè prima
avevamo da fare una valanga di cose burocratiche, prima di tutto copie
di documenti per Mayo, dove non possiamo stampare per mancanza di pc.
L'altra notte ho ricostruito tutti i documenti di nostra competenza, e
ieri mattina a Mayo, sul mio pc, abbiamo rimesso dentro i dati statistici a
partire dalle cartelle cartacee: un lavoraccio, ma è fatta.
Così siamo partiti con tutta calma, al punto che mentre stavamo arrivando
mi ha telefonato Khalda, assai preoccupata per non averci visto: pensava
a un incidente o qualche guaio. Arrivato in clinica mi sono guardato
attorno come per un addio, anche se domani ci tornerò ancora una volta:
abbiamo completato lo spostamento degli scaffali, sistemato, poi messi i
dati statistici e infine ho lavorato al mio report finale. Intanto avevo
fatto lavare la bandiera che ha sventolato a Mayo per tre anni,
strappata, stinta, e ho detto ai nazionali che partivo domani,
pregandoli di lasciare la loro firma sulla bandiera. Sono stati molto,
molto affettuosi. Poi alle quattro me li sono portati tutti alla
gelateria italiana Tutti Frutti, a Ryad, e ho offerto il gelato a tutti.
E' stato un buon modo di salutarsi, chiacchierando del più e del meno
nel giardino gustandosi il gelato e sorridendo: domani sarà più dura,
credo. Ho già il magone.
Una volta a casa poi c'è stato giusto il tempo di dare gli ultimi tocchi
alla macedonia e la pasta era già in tavola. Sauro si era sdato e se ne
era uscito con una matriciana veramente fantastica, dopo di che siamo
saltati subito alla macedonia e al gelato (l'avevo portato da Tutti
Frutti). Marco, che è davvero un caro ragazzo, ha tirato fuori birra e
una bottiglia di Jack Daniel's: io amo il whisky scozzese torbato e
considero quello un obbrobrio yankee, ma, indovinate come mai, mi è
piaciuto da matti. E debbo dire che sulla macedonia ci stava veramente
bene, provare per credere.
Mi hanno festeggiato ma io ho nicchiato: non me la sentivo né di parlare
né tantomeno di “fare il discorso”: penso che scriverò qualcosa e lo
lascerò attaccato in cucina, domani notte. Non sono una roccia in certe
occasioni e in questo posto lascio un pezzettino di me.
Finito tutto questo Marco ha acceso lo stereo, ma nessuno aveva voglia di
ballare. Lo abbiamo lasciato acceso, e siamo saliti sul “rooffino”. A
Ryad c'era la terrazza, il roof, sul tetto: qui hanno creato una cosa
del genere sopra la terrazza, che domina in Nilo. Siamo andati a guardare
le stelle e chiacchierare, e mi è piaciuto da matti: molto più nel mio
stile che una festa da ballo, e molto più adatta al mio umore di questi
giorni, un po' malinconico, un po' ansioso di tornare a casa. E' stata
ancora una occasione in più per chiacchierare con Monia, Elena, Marco,
Thulika, Maria Neve, Alfredo. Forse di lui non ho mai parlato: persona
interessante, bella anche lui. Ha passato la vita nelle organizzazioni
all'estero, in Africa, in Afganistan: ha conosciuto migliaia di persone,
è stato in quasi tutti i paesi del mondo, parla più lingue di quante io
creda, e si diverte a fare finta di essere un duro mentre è buono come
il pane. Qui è il manager, e fa di tutto per farci stare meglio: anche
quando non ci riesce sentiamo quello sforzo e ci basta. Ieri sera faceva
il maschilista colonizzatore, tanto per fare incazzare le ragazze,
teorizzando la giustezza delle opinioni africane eccetera eccetera: ma
ghignava sotto i baffi. L'unica cosa che non gli perdono è che è uno
scacchista vittima di internet, non riesce più a gustarsi una partita
con calma davanti a una scacchiera, gioca nevroticamente partite da uno-
due minuti: adrenalina pura, niente riflessione e niente gusto di analizzare
assieme una posizione.
Il mio povero pc dà segni evidenti di stato pre agonico. Come Jacopo
aveva preconizzato, oramai non basta più tenerlo acceso fisso: stamani
era bloccato, ho dovuto di nuovo spegnerlo e riaccenderlo. D'altra parte
non mi posso lamentare, è arrivato fino alla fine e a casa me ne aspetta
uno nuovo. Mi chiedo se ha senso portarsi un cadavere informatico sulle
spalle per tutta Amsterdam, visto che è anche bello peso: ma metterlo in
valigia è la condanna a morte definitva, nella stiva degli aerei fa meno
30, tutto quello che è elettrico defunge. E se poi era riparabile, in
barba a tutte le mie considerazioni? No, me lo porterò nello zaino e
cercherò di trovare in aereoporto una cassetta a chiave dove lasciarlo.
Stasera faccio le valigie. Ho appena donato il sangue (grazie a Maria
Neve che ha aperto apposta la banca del sangue di venerdì: ma domani
sono a Mayo, non avrei potuto andarci) e mi sono fatto prestare una
bilancina da terra per valutare i pesi delle mie valigie. Ci
rientro bene senza problemi. E oggi pomeriggio, inshallah, torno ad
Ondurman per gli ultimi acquisti per i ragazzi. Speriamo che non piova,
sennò resteranno senza: è davvero una beffa del destino che con tutto
quello che ho detto su quel posto debba sperare di poterci tornare...